Vivere insieme come fratelli superando, anzi valorizzando le differenze (passando dalla cultura dell’indifferenza alla “convivialità delle differenze”, come diceva don Tonino Bello) è auspicabile, anzi possibile. Questo è il cuore dell’evento “La convivialità delle differenze” che si è tenuto sabato 10 gennaio, organizzato dalla confraternita laicale di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, svoltosi nell’omonima chiesa, nella zona di Camollia, a Siena.
Come evidenziato bene da Rita Ceccarelli, moderatrice dell’incontro, si tratta di un percorso in cui la testimonianza, vivente e lampante, è la chiave per offrire un segno impegnativo, concreto e reale che presupponga un coinvolgimento attivo e arrivare così alla pace, alla giustizia e al perdono, elementi inscindibili tra di loro. Per fare ciò occorre essere consapevoli delle differenze e andare a fondo secondo tre tappe: una conoscenza a livello personale, poi spostarsi sul livello della collettività, della comunità e, infine, passi concreti per essere “artigiani” di pace. Questo si scontra con la mentalità del mondo odierno che è rivolta più ad una sorta di “egocrazia” in cui il punto di riferimento è sbilanciato verso se stessi e non verso l’altro, verso il diverso da me.
Il cardinale don Paolo Augusto Lojudice, nella sua introduzione, ha evidenziato come la fatica fatta insieme porti soddisfazione per l’impegno sincero messo in atto, quando realmente si può dire “quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto”, seppure sia evidente che di fondo ci sia uno sconforto e la sensazione spiacevole nel vedere ancora tanti conflitti in giro per il mondo, di certo siamo ben lontani da pace, giustizia o perdono. Ma, nonostante ciò, non bisogna cedere alla tentazione contro la speranza, il pericolo più grande che possiamo correre oggi.
Un’intuizione avuta dagli organizzatori è stata quella di coinvolgere Francesco Burroni che, con l’intento di alleggerire il clima durante l’incontro, si è cimentato, tra un intervento e l’altro in alcune “incursioni artistiche” decantando sue poesie in rima, umoristiche e, al tempo stesso, molto profonde e legate al tema, nonché al territorio e alla cultura senese.
Alessandro, studente di quarta superiore del liceo economico-sociale Piccolomini, ha letto un testo sulla fame del mondo, scritto da tutta la sua classe, che ha partecipato lo scorso 12 dicembre ad un pranzo promosso dalla Compagna di Fontegiusta e realizzato dai giovani dell’oratorio salesiano della Magione. Non è stato un pranzo come gli altri: i ragazzi sono stati casualmente divisi in sei tavoli che corrispondevano a Paesi diversi (Stati Uniti d’America, Messico, Uganda, Spagna, Giappone, Pakistan) e hanno ricevuto porzioni diverse (di acqua e di cibo) a seconda della ricchezza del Paese stesso, sperimentando così l’ingiustizia che, purtroppo, esiste nella distribuzione e nell’utilizzo delle risorse del mondo. Alessandro ha ricordato le parole di Nelson Mandela “sconfiggere la povertà è un atto di giustizia” e ha poi condiviso come noi non scegliamo dove nascere e in quali condizioni, proprio come nel pranzo loro, studenti, non hanno scelto a quale tavolo sedersi.
L’incontro è proseguito con una performance artistica: i giovani dell’oratorio salesiano della Magione hanno letto la poesia di Dacia Maraini “Dove c’è la guerra” e poi uno di loro, Francesco Ugolini, si è esibito in un brano con il sassofono (“Gabriel's Oboe”).
La seconda testimonianza è stata condivisa da Maurizio Certini, del centro internazionale studenti “Giorgio La Pira” di Firenze, un’esperienza di oltre 50 anni nata nel periodo degli anni di piombo, in cui tutte le iniziative studentesche internazionali erano percepite sospette e tutte le borse di studio per studenti esteri erano sospese. La diocesi di Firenze decise di far partire un centro di studi in cui incontrare diverse culture e nazionalità, insieme alla “casa del popolo”. L’idea è quella di bussa alla porta invocando “Aprimi, fratello, perché sono un uomo, perché sono uno come te”, oltre il colore della pelle, la lingua parlata o qualsiasi differenza culturale. Tutti dobbiamo sentirci costruttori di storia con la nostra microstoria personale. Noella, studentessa di giurisprudenza proveniente dalla Repubblica del Congo, ha poi raccontato la propria esperienza personale, in particolare come da un incontro fatto durante la propria festa dei 18 anni con una giovanissima donna con un bambino che viveva per strada, è nata l’idea di fondare un’associazione “Un sorriso per tutti”, che si occupa proprio di giovani madri sole con bambino.
Dopo, è arrivato il momento di Joviale Umwari, anch’essa giovane proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, laureanda magistrale in economia, arrivata a Siena con una borsa di studio, fondatrice dell’associazione Hopes Ignites Initiatives, impegnata per la riconciliazione e lo sviluppo dei rifugiati appartenenti alle tribù hutu e tutsi nel campo profughi di Rwamwanja in Uganda, dove a breve si recherà una piccola delegazione di volontari da Siena. L’obiettivo del progetto è promuovere la pace e garantire la sostenibilità dei rifugiati attraverso supporto produttivo e sociale.
Pierluigi Bernardi, priore della Compagnia di Fontegiusta ha concluso leggendo una riflessione a proposito della tragica vicenda di Crans-Montana in cui si è visto come tutti siano sacrificabili per il denaro e il potere, interrogandoci sul “perché noi sì e loro no?” e ricordando che nessuno ha il monopolio del dolore. È stato poi presentato il fondo “Laudato Si.ena”, nato proprio in seno alla Compagnia di Fontegiusta, dall’assimilazione dell’enciclica Laudato Si’. Come forma di protesta e proposta rispetto all’aumento delle spese militari, l’invito per chi aderisce al fondo è quello di riservare il 2% del proprio reddito per sostenere opere che possano andare nel verso della pace e della riconciliazione. La Comunità Energetica Siena Energie e l’associazione Hopes Ignities Initatives di Joviale sono stati i primi due progetti sostenuti.
Nicoletta Fabio, sindaco di Siena, ha poi ringraziato gli organizzatori dell’incontro ricordando come l’ascolto sia necessario e doveroso per una comprensione totale dell’altro e come serva poi impegno per concretizzare i buoni propositi.
Il cardinale don Paolo Augusto Lojudice ha ripreso brevemente la parola citando papa Leone XIV: “Fatti, volti, persone valgono più di mille parole”, in seguito Rita Ceccarelli ha letto alcune righe scritte da un poeta anonimo.
L’incontro si è concluso con un pranzo conviviale presso i locali dell’oratorio salesiano della Magione.